Nelle sue memorie Rove spiega che cosa si è sbagliato in Iraq

Le pile nelle librerie sono pronte. Anche le apparizioni scaglionate negli approfondimenti di Fox News per martedì sono già state messe in palinsesto. C’è mezz’America che aspetta l’uscita del libro di Karl Rove per conoscere i segreti dell’Amministrazione Bush e assaporare il gusto della critica a Obama e un’altra metà che non vede l’ora di spulciarlo per cercare contraddizioni e omissioni. Il libro c’è: “Courage and Consequence”, 596 pagine che l’editore Simon&Shuster ha pubblicato pagando una cifra che non è mai stata rivelata.
9 AGO 20
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Le pile nelle librerie sono pronte. Anche le apparizioni scaglionate negli approfondimenti di Fox News per martedì sono già state messe in palinsesto. C’è mezz’America che aspetta l’uscita del libro di Karl Rove per conoscere i segreti dell’Amministrazione Bush e assaporare il gusto della critica a Obama e un’altra metà che non vede l’ora di spulciarlo per cercare contraddizioni e omissioni. Il libro c’è: “Courage and Consequence”, 596 pagine che l’editore Simon&Shuster ha pubblicato pagando una cifra che non è mai stata rivelata. Sul libro s’è molto chiacchierato e bisbigliato negli ultimi mesi. Gli unici che sono riusciti ad averne un’anticipazione sono stati i cronisti dell’Associated Press e per vie tortuose Mike Allen, uno dei notisti di Politico. Rove racconta se stesso e la sua avventura politica, compie un viaggio nella memoria recente dell’America vista dall’interno dell’Amministrazione Bush.
Il libro esce due giorni dopo il voto a Baghdad ed è per questo che i media americani a caccia di indiscrezioni si sono concentrati in questi giorni nella ricerca di informazioni nuove sulla guerra in Iraq. Rove la ricorda come una decisione inevitabile, giusta e giustificata. “Il presidente vide che carneficina potessero fare quattro aeroplani ed era determinato a fare tutto il possibile per evitare che le armi più potenti potessero finire nelle mani dei più pericolosi dittatori del mondo”. Da questo passaggio del libro, l’Associated Press ha dedotto che Rove volesse dire che la Casa Bianca sapeva perfettamente che Saddam Hussein non possedeva armi di distruzione di massa. L’Ap l’ha scritto in un suo dispaccio finito nel circuito internazionale e immediatamente preso come fonte della rivelazione choc dell’Architetto di Bush. In nessuno degli altri passaggi del libro citati dall’Ap esiste la prova che la deduzione dei cronisti sia giusta. Viene citato un passaggio nel quale il principale stratega bushiano direbbe che la mancanza delle prove contro il rais di Baghdad sia stato uno degli errori della sua avventura alla Casa Bianca. Ma il passaggio non è tra virgolette e non è mai stato confermato.
Rove, invece, parla ancora e diffusamente della campagna in Iraq, specie dei giorni in cui le cose non andavano bene: “Non fingevo di essere Carl von Clausewitz o Henry Kissinger, ma sapevo che la guerra in Iraq non stava andando bene, sapevo che la presidenza Bush era in pericolo, sapevo che se non avessimo fatto qualche cambiamento, il sostegno della gente sarebbe crollato. Se quella guerra fosse andata male, non avremmo perso solo l’Iraq, ma la nostra capacità di vincere contro il terrorismo”. Rove passa poi all’Amministrazione. Comincia da Colin Powell: “Lo ammiro e lo apprezzo per tutti gli anni spesi da servitore degli Stati Uniti e credo che fosse anche un buon segretario di stato. Ho la sensazione, però, che lui non si sentisse a suo agio con me, perché mi considerava troppo politico”. Il rapporto con George W. Bush, invece, è stato diverso. Lo stratega lo definisce “coraggioso”. Di più: “Deciso”. Lo considera un grande leader la cui politica e la cui condotta di governo è stata condizionata in tutto e per tutto dagli attacchi dell’11 settembre 2001. E nonostante la difficoltà, l’America bushiana per Rove è stata un grande paese. “Bush sarà analizzato con serenità in futuro. E la storia lo giudicherà favorevolmente”.